C’È UN PONTE TRA CHI ERAVAMO E CHI SIAMO – Be Yoga Studio

C’È UN PONTE TRA CHI ERAVAMO E CHI SIAMO

Dopo settantotto – 78 – giorni, domani, 25 maggio 2020, Be Yoga Holistic Studio riapre le sue porte.

Esistiamo da poco meno di due anni, ma non eravamo mai stati chiusi così tanto tempo, facciamo persino difficoltà a chiudere durante le vacanze di Natale o quelle estive, per un semplice motivo: qui dentro siamo tutti estremamente felici e liberi!

Questo luogo è nato spontaneamente dentro di me dopo anni di insegnamento e di viaggi in cui ho avuto modo di vedere e vivere tante realtà bellissime. Intese come spazi e scuole fantastiche, alcune più scarne e nude, quelle che sono state “fogli bianchi” per me in cui ho avuto modo di disegnare e cancellare a mio piacimento il mio percorso di allieva e insegnante. Altre invece così belle, piene di particolari, curate in ogni angolo – ma sempre genuine – che entrandovi mi sentivo come una bimba nel suo negozio di giochi preferito.
Sono sempre stata appassionata di chiese e luoghi di culto. Ho visitato templi romani, greci, celtici, indiani, giapponesi e ho sempre sentito la riverenza per quei luoghi senza che nessuno me la suggerisse…sarà colpa dello scorpione mistico dentro di me!
Così quando ho scelto lo spazio in cui fondare Be Yoga ho cercato qualcosa di grande grande con tante finestre. Luce naturale e spazi aperti.
Perché immaginavo che lì dentro avrei potuto mettere insieme piccole parti di tutto quello che avevo conosciuto, e adorato, fin lì, per metterlo al servizio degli altri. Semplicità, eleganza, cura, calore, ma anche libertà di espressione unita a disciplina, e piccoli spazi di spiritualità per chi ne volesse, senza invadere il pensiero personale.

In questi quasi due anni sarò stata assente dalla scuola davvero una manciata di giorni, tutti gli altri li ho vissuti qui dentro, spremendo al massimo ciò che la vita mi ha donato.
Ho visto passare i giorni della vita delle mie colleghe, strabiliata da ciò che riescono a fare, e anche a disfare qualche volta!
Ho accolto persone nuove che si affacciano e chiedono con rispetto se possono entrare per conoscerci.
Ho osservato i nostri allievi che trattano questi corridoi, questi spazi e le due sale, come se fossero casa loro. Che canticchiano mentre entrano, che si confidano per i loro problemi, che si abbattono e poi si rialzano. Che si aiutano tra di loro, senza bisogno delle insegnanti. Un po’ come bambini, crescono e cambiano, senza nemmeno rendersene conto!

Allora vedo anche me stessa, lì seduta in terra da qualche parte sotto la finestra, perché “sì, c’è la scrivania con la sedia, ma insisto a stare in terra”.. dicevo: mi vedo lì, attraversare tutte le fasi di tutti i giorni, la vita fuori e la vita dentro la Nostra scuola, e mi manco un po’.

Mi manco un po’ da settantotto giorni.

Domani sarò qui a riaprire le porte e ora, qualche ora prima di riaprire, so per certo che non ritroverò quella Melania lì.

E non mi manco più.

C’è un ponte tra chi siamo nel presente e chi eravamo, è l’accaduto. Anzi è come lo abbiamo vissuto, perché non è mai il “cosa” che fa la differenza, ma il “come”!
E non è nemmeno come lo rielaboriamo dopo, o il ricordo che ne abbiamo, è davvero essenzialmente fino in fondo: come abbiamo attraversato quel ponte passo dopo passo.
Perché se c’è una cosa di cui sono davvero convinta è che niente esiste oltre al momento in cui lo viviamo.
Presente dopo presente, in ogni suo attimo, abbiamo creato una realtà diversa, che ha piano piano trasformato chi eravamo in chi siamo adesso. In ogni nostro atomo siamo un microcosmo ormai al di là del ponte.

Melania

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